Scoppia la tomba, si sgualcisce il sudario...
Le ossa dei morti sottoterra e i muscoli
atrofizzati, disseccati,
Si animano fremendo, respirano e
si svegliano, ispirate...
Saltano su come dei prigionieri che abbiano rotti i ferri...
Che lo schiavo che fatica alla macina se ne scappi
per i campi,
Che possa abbracciare l’azzurro e ridere
nell’aria radiosa...
E l’anima incatenata, confinata nei sospiri
e nell’oscurità,
Essa, il cui viso in trenta anni
di sfinimento non ha mai visto un sorriso,
Ch’essa si rialzi e guardi al di fuori; le sue
catene non la trattengono più, le porte della
sua segreta sono spalancate...